Fuga dal lavoro autonomo: per la prima volta i lavoratori indipendenti sono sotto i 5 milioni di occupati.

Dall’inizio delle serie storiche Istat i lavoratori indipendenti sono scesi a quota 4,9 milioni, in calo di 313mila unità sull’anno, circa 100mila solo nei primi tre mesi del 2021. Effetto del cambio di calcolo statistico, ma a pesare ci sono anche crisi e mancate tutele.

Nel primo trimestre dell’anno i lavoratori indipendenti occupati sono scesi sotto quota 5 milioni. Secondo l’ultima rilevazione Istat sono circa 4,9 milioni, non succedeva dall’inizio delle serie storiche dello stesso Istituto di statistica. Rispetto al primo trimestre 2020 i lavoratori indipendenti sono diminuiti del 6%, rispetto al quarto trimestre 2020 del 2%, pari a 99mila posizioni.
Sono crollate soprattutto le posizioni a tempo pieno e gli autonomi senza dipendenti, quindi soprattutto giovani all’inizio dell’attività. La contrazione di occupati indipendenti è proseguita pure ad Aprile: secondo i dati mensili provvisori sempre dell’Istat il calo, su marzo, è di 30mila unità.

Il cambio delle stime sull’occupazione

A pesare, secondo gli esperti, su questa fotografia è stato anche il cambio delle stime sull’occupazione in base alle nuove regole Ue. In pratica, dal 1° gennaio i lavoratori autonomi non sono più considerati occupati se l’assenza dal lavoro supera i 3 mesi, anche se l’attività è solo momentaneamente sospesa.
In sintesi, la durata complessiva dell’assenza dal lavoro diviene il criterio prevalente per definire la condizione di occupati. E visti i mesi di lockdown, più o meno duro, molti autonomi potrebbero non aver lavorato per tre mesi (e quindi sono conteggiati come non occupati).

L’impatto della crisi

Al netto del cambio delle regole statistiche, è un dato di fatto che la crisi si è abbattuta fortemente sul lavoro autonomo. Le principali misure emergenziali, blocco dei licenziamenti e Cig Covid-19, non hanno effetto su questo segmento del mercato del lavoro, mirando esclusivamente a tutelare l’occupazione alle dipendenze.
Per partite Iva, professionisti, collaboratori autonomi, sono stati messi in campo aiuti economici, temporanei, con i precedenti decreti del governo. Ma nonostante questo, tanti artigiani, esercenti, piccoli commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi non ce l’hanno fatta e sono stati costretti a gettare definitivamente la spugna.

La mancate tutele normative

Restando sul piano lavoristico, lo smart working, ad esempio, nel lavoro autonomo è interamente a spese del professionista, e in questi mesi si è assistito a un drastico calo dei redditi, specie tra i più giovani. Non solo.
Tutte e quattro le deleghe previste dal Jobs act del lavoro autonomo del 2017, per ampliare le tutele ed estendere misure di welfare a professionisti e partite Iva, sono scadute nell’indifferenza generale della politica. Sempre a detta degli esperti, sarebbero state misure utile, soprattutto oggi per salvaguardare di più e meglio in primo luogo l’occupazione femminile autonoma.

Il dibattito sugli ammortizzatori agli autonomi

Il tema delle scarse coperture lavoristiche per gli autonomi è tornato nell’agenda politica con la riforma degli ammortizzatori, prima con i tecnici nominati da Nunzia Catalfo, poi con l’attuale ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che l’ha annunciata per luglio. Entrambi, dopo l’Iscro, introdotta per i collaboratori della gestione separata Inps, hanno proposto di estendere i sussidi al mondo del lavoro indipendente. Al momento, non è però nota una proposta concreta, per via anche dei costi oggetto di confronto con il ministero dell’Economia.

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