Gli stagionali non si trovano: “Ecco perché rifiutiamo le offerte di lavoro”

La replica dei lavoratori di ristorazione e turismo al video lanciato su Facebook dal presidente della Campania Vincenzo De Luca: “Il reddito di cittadinanza non c’entra, se i datori di lavoro pagassero in modo equo il proprio personale non si troverebbero in questa situazione”

Gli stagionali non si trovano non perché Il reddito di cittadinanza è il rifugio dei fannulloni. Sulla rete corre la protesta dei lavoratori stagionali. Dopo che venerdì scorso il presidente della Regione Campania ha denunciato in un video pubblicato su Facebook che “mancano camerieri perché preferiscono 700 euro di reddito di cittadinanza piuttosto che svegliarsi alle 6”.

In base ai dati dell’Inps la Campania è la Regione in testa per i percettori del reddito di cittadinanza ma, spiega Giovanni Cafagna, presidente dell’Anls (associazione nazionale lavoratori stagionali), “sono in pochi ad avere davvero un assegno da 700 euro”. Gli stagionali non si trovano per via del trattamento di questi lavoratori. I lavoratori vengono assunti part time per risparmiare ma poi sfruttati anche per 15 ore al giorno. E da quando l’indennità di disoccupazione è stata dimezzata, per cui a sei mesi di lavoro corrispondono solo tre mesi di disoccupazione, non c’è più alcuna convenienza a farsi sfruttare in questo modo. Chi può, cerca un’altra occupazione.

Sull’account Facebook dell’associazione negli ultimi tre giorni sono arrivate una valanga di proteste e testimonianze. “Vai tu De Luca a lavorare per 1100 o 1200 euro al mese per 10 ore al giorno, questo si chiama sfruttamento, non lavoro. Son sicuro che se i datori di lavoro pagassero in modo equo il proprio personale non si troverebbero in questa situazione. In 20 anni di stagione non ho mai preso un’ora di straordinario in busta paga. Metterei l’obbligo della timbratura come in fabbrica o in qualsiasi altro posto di lavoro “.

Maria Grazia Cori ricorda che “il reddito di cittadinanza non è una pensione, dopo tre anni te lo tolgono”. Tom Gatto afferma: “Se trovassi un lavoro serio e che mi desse più stabilità andrei anche domani mattina a lavorare sulla Luna”.

Quasi tutti insistono sulle condizioni di sfruttamento del lavoro stagionale, e sulle difficoltà dell’ultimo anno: “lo scorso anno fu un massacro. Quest’ anno peggio. – scrive Anna Lucia Malvasi –  Ai dipendenti davano i buoni pasto come pagamento del lavoro nero”.

Molti stagionali spiegano di non aver maturato neanche i requisiti minimi per l’indennità di disoccupazione e non di non aver ricevuto gli assegni destinati dai decreti Covid agli stagionali. Dorotea Crocchia suggerisce che “forse se ripristinassero la vecchia disoccupazione converrebbe di nuovo lavorare 6 mesi da stagionale sapendo che gli altri sei puoi sopravvivere con dignità se non trovi un altro lavoro”.

Protestano anche i sindacati locali: la Flaica Cub osserva come gli stipendi bassi, intorno ai 1000 euro, e gli orari lunghissimi, fino alle 12-13 ore, rendano poco appetibile il lavoro stagionale. Se, invece, venisse invece offerta “una paga degna, in sicurezza, nel rispetto delle regole”, i candidati si troverebbero. Su Twitter arrivano anche molte dichiarazioni di solidarietà nei confronti dei lavoratori stagionali. E c’è chi spiega che il vero problema è la mancanza di politiche attive del lavoro, per cui chi cerca lavoro e chi ha bisogno di dipendenti ha difficoltà a incontrarsi.

Ma c’è anche chi da ragione a De Luca. Ancora su Facebook, il presidente nazionale della Fapi (federazione autonoma piccole imprese), Gino Sciotto, scrive che “Ha ragione e concordiamo totalmente con il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha messo in evidenza la questione sollevata da tanti piccoli imprenditori. Ci sono tanti lavori stagionali, tra cui anche i lidi e le piscine, che nei prossimi mesi avranno non poche difficoltà a reperire personale”.

Alcuni giorni fa anche Federalberghi aveva sollevato l’allarme sulla difficile reperibilità dei lavoratori stagionali, spiegando che però le difficoltà del settore hanno spinto molti giovani, e non giovani, a cercare occupazione all’estero, nei Paesi come la Grecia e la Spagna, dove il turismo è ripartito prima.

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