Servono “supporter” e “mediatori” tra persone con disabilità e mondo del lavoro

Il sistema del Collocamento Disabili  ha bisogno di “supporter” e di “mediatori”. Si tratta di due figure professionali con la stessa formazione e le stesse conoscenze, interscambiabili e con competenze comprese nella stessa persona.

I primi operano con le persone con disabilità, conoscono le varie forme di disabilità e il loro impatto sul mondo del lavoro. I secondi, invece, devono sapersi muovere con destrezza nel mercato del lavoro e nel mondo delle imprese pubbliche e private.

La Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) ha bisogno di buoni mediatori ed operatori esperti di disabilità. Queste figure devono essere in grado di mediare fra i bisogni e gli interessi delle persone con disabilità e quelli delle imprese.

In vent’anni sono stati formati tutor, coach, orientatori, navigator, promotori 68, disability manager ecc., ma nessuna figura di mediazione fra due mondi così diversi da essere, in certi momenti, addirittura antitetici.

Il sistema del Collocamento Disabili ha bisogno di un Disability Job Supporter (Supporter 68) e di un Mediatore 68, due figure professionali con la stessa formazione e le stesse conoscenze, interscambiabili e con competenze comprese nella stessa persona.
Purtroppo queste figure professionali non sono reperibili sul mercato e non sono presenti nell’attuale sistema di collocamento.

Il mercato del lavoro dei disabili ha bisogno di formatori esperti e di operatori preparati. Mancano, quindi, figure che conoscono la disabilità in grado di portare le persone con disabilità oltre la frontiera della disoccupazione. Non abbiamo infatti chi li supporta adeguatamente nel percorso di avvicinamento e inserimento al lavoro e nessuno che li attenda in azienda e li aiuti.

Dei supporter in grado di sostenere il disoccupato nel percorso di accompagnamento al lavoro e l’azienda nell’ inserimento.
Per i lavoratori con disabilità inoccupati o disoccupati servono operatori in grado di fare una valutazione funzionale attraverso il bilancio di competenze, la valutazione del potenziale lavorativo, il calcolo della distanza dal mondo del lavoro e la conseguente quantificazione d’aiuto. E’ necessario, inoltre, che conoscano il mondo del lavoro per poterli orientare.

Servono anche mediatori, ovvero operatori in grado di elaborare con l’azienda un progetto personalizzato per l’assolvimento degli obblighi. Queste figure devono essere in grado di gestire i vari istituti previsti dalle norme in materia di collocamento delle persone con disabilità; devono gestire il rapporto con i servizi territoriali interessati e l’inclusione del lavoratore  con disabilità in azienda.

Due figure, dunque, che si passino il testimone e che partendo dal mondo del lavoro offrano opportunità a tutte le persone con disabilità con un potenziale lavorativo.

 

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