Politiche attive del lavoro al centro del nuovo modello di sviluppo

Non è stata questa crisi a metterci davanti ai problemi del lavoro e dei lavori. Ma il covid-19 ha sicuramente reso più urgente la necessità di una soluzione. Le politiche attive del lavoro sono una di queste.

Le politiche attive del lavoro sono quell’insieme di misure e strumenti che hanno l’obiettivo di adeguare le caratteristiche dell’offerta alla richiesta della domanda, facilitandone l’incontro.

I dati ci raccontano che nella pandemia, a soffrire di più sono stati i giovani, le donne e i lavoratori autonomi.

In tutto il 2020 si sono registrati in Italia 444mila occupati in meno, il 70% costituito da donne.

Solo nel Lazio abbiamo avuto il 36% di contratti firmati in meno da donne. 8 lavori su 10 sono stati precari con stipendi di media un quarto inferiori rispetto agli uomini.

A dicembre 2020 la disoccupazione giovanile è tornata a sfiorare il 30%, con un aumento dell’1,3% rispetto all’anno precedente.

La Regione Lazio ha avanzato una proposta di legge sulla parità salariale e la valorizzazione dell’occupazione femminile di qualità.

Inoltre, ha previsto un investimento di 21 milioni di euro per un sistema integrato di educazione e istruzione 0/6 anni.

Gli asili nido, infatti, supportano le famiglie, aiutano le madri ad ottenere e mantenere autonomia economica. Investire sui servizi educativi per l’infanzia significa, quindi, contrastare le disuguaglianze.

Poi ci sono i giovani, dimenticati da tempo: dai giovanissimi agli under 35 che faticano a trovare un ponte tra istruzione e lavoro e navigano nella precarietà.

Anche per questo è stata approvata una legge sul diritto allo studio, quella sulla gig economy, sull’equo compenso. A piano vi è anche lo studio di una proposta di legge sulle politiche giovanili per farle diventare una delle priorità politiche dei prossimi mesi e anni.

Un tema fondamentale è poi quello della transizione ecologica per una ripresa che sia radicalmente sostenibile. Dobbiamo ripensare il nostro modo di consumare e abitare le città.

La sostenibilità è stata un potente alleato durante la pandemia ed è arrivato il momento di fare scelte coraggiose che portino il Lazio e l’Italia verso una duplice rivoluzione: ecologica e digitale.

Investire nelle energie di donne e giovani è una condizione essenziale per recuperare i ritardi storici del nostro Paese e per rilanciare lo sviluppo economico.

In questa direzione va il Protocollo per le politiche attive del lavoro siglato la scorsa settimana dalla Regione Lazio. E’ stato stanziato un investimento di 250 milioni di euro e 21 azioni che mette al centro i bisogni delle categorie più svantaggiate per rivoluzionare il mercato del lavoro.

Un processo già iniziato con l’istituzione dell’agenzia Spazio Lavoro e il rafforzamento dei centri per l’impiego. In particolare, sono previste azioni mirate per giovani, donne, persone disabili, disoccupati adulti e percettori di ammortizzatori sociali.

Politiche a sostegno della parità salariale e misure dedicate per favorire l’inserimento lavorativo per le donne.

Investimenti sulla formazione per i giovani al fine di supportarne l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro.
Bisogna puntare sul miglioramento dell’orientamento, la valorizzazione dell’apprendistato.

C’è poi un focus importante di raccordo sul Fondo nuove competenze, il sostegno all’autoimpiego e all’auto-imprenditorialità e vari interventi per incentivare all’inserimento/reinserimento lavorativo delle persone con disabilità.

Insomma, un impegno trasversale e continuo quello che è stato messo in campo nella convinzione che non possa esserci ripresa che non metta al centro la solidarietà tra generazioni, le donne e la sostenibilità ambientale.

Se la crisi ci ha colto impreparati, in questo anno abbiamo avuto modo di visualizzare priorità di intervento e criticità sommerse.

Ora è il momento del coraggio per onorare la Costituzione e ripartire dal lavoro, di qualità e sostenibile, per tutte e tutti.

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