Il paradosso del lavoro: un’azienda su tre cerca e non trova

Con il Covid si è acuito un paradosso: il lavoro manca, ma il lavoro c’è. Salgono gli indici di disoccupazione, in particolare ci sono posti che aspettano di essere occupati da chi si farà un percorso di formazione specifico. Mentre si annuncia un’estate calda sul piano degli ammortizzatori sociali e dei possibili licenziamenti, è questo il tema affrontato da Ferruccio de Bortoli sull’Economia del Corriere della Sera, in edicola domani gratis con il quotidiano. «Secondo l’osservatorio Excelsior, a cura di Unioncamere e Anpal — scrive de Bortoli — nel 2020 un’impresa su tre non riusciva a trovare le persone idonee a garantire 1,2 milioni di contratti di lavoro». Quindi il lavoro manca? No. Quali sono i posti vacanti?

«Le competenze digitali sono ormai richieste in sei assunzioni su dieci e con la pandemia sono di fatto esplose, insieme con l’aumento delle richieste per il digital marketing e, in generale, per l’ecommerce». Ma servono anche «ingegneri meccanici, meccatronici, magazzinieri, carellisti, operatori dei banchi dei supermercati, autisti». L’idea è spingere perché s’incontrino domanda e offerta e dare una direzione: che poi è quella della riqualificazione seria e dell’abituarsi a un modello di lavoro sempre più ibrido. «Da un’indagine di Umana e Fondazione Nord Est sugli effetti della pandemia sul mercato del lavoro — scrive de Bortoli — emerge la crescente importanza delle abilità trasversali, cioè profili che sappiano gestire situazioni nuove e imprevisti». Perché «tutti sono una risorsa».

Come trovare, quindi, lavoro? Sicuramente investendo su sé stessi, cercando corsi di formazione, anche gratuiti, che consentano di migliorare le proprie competenze in ambiti come il Digital Marketing oppure se si punta a lavori temporanei, ricercare le offerte di lavoro in ambito logistica come magazziniere, carrellista o autista oppure lavorare nella GDO.

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