Il lavoro c’è ma non si trovano i lavoratori specializzati

I dati del rapporto Excelsior della Camera di Commercio fiorentina: dagli ingegneri informatici agli operai per la moda e per la meccanica, nella crisi del coronavirus le imprese fanno sempre più fatica a reperire le figure professionali che servono

 

Nell’anno nero della pandemia, le aziende che cercano lavoratori non li trovano. Il dato paradossale emerge dall’ultimo rapporto Excelsior sul mercato del lavoro messo a punto dalla Camera di Commercio di Firenze. Nel 2019 le figure professionali difficili da reperire per le imprese erano il 31,8% del totale. A dicembre 2020 la percentuale è schizzata al 41,8% con un incremento di dieci punti. A sorprendere non è soltanto l’aspetto quantitativo, ma anche quello qualitativo: infatti, al primo posto nella classifica dei lavoratori difficili da trovare si trovano gli operai specializzati per le industrie del tessile, dell’abbigliamento e delle calzature, ovvero proprio i settori che l’emergenza Covid ha messo più duramente alla prova con fatturati a picco, export bloccato e ordinativi fermi. Come è possibile?

«Va premesso che le entrate nel mondo del lavoro nel 2020 hanno subito un calo drastico, quasi il 40% in meno rispetto al 2019 — spiega il direttore generale della Camera di Commercio di Firenze, Giuseppe Salvini — Registriamo punte del 60% in meno nel turismo e del 40% in meno nel commercio di vicinato: la situazione è estremamente critica, delicata e attendista. Ma è evidente anche il fatto che in quest’anno è cresciuta molto anche la difficoltà di reperimento di figure high skills: con questo termine non si intendono soltanto gli ingegneri informatici, i chimici e i biologi, ma anche gli operai specializzati per il tessile, la moda e la meccanica, oltre che i supertecnici delle vendite. Il gap tra domanda e offerta di lavoratori specializzati era già un problema evidente prima della pandemia, ma il coronavirus ha funzionato come un potente acceleratore di questa dinamica. L’esempio più evidente è stata l’esplosione del digitale: le figure professionali con competenze digitali erano già molto richieste dal mercato del lavoro, ma il coronavirus ha esteso questa crisi di competenze a tutti i settori, evidenziando che il digitale è trasversale rispetto a tutti i comparti economici. Dalle nostre ricerche emerge in modo chiaro che il 60% delle richieste di lavoratori da parte delle aziende nei prossimi quattro anni dovranno avere competenze digitali e competenze green, con particolare riferimento al settore delle energie rinnovabili».

Il report della Camera indica che sale la richiesta di laureati — dal 14,9% al 19,5% anno su anno — perché per uscire dal guado della crisi le aziende hanno bisogno di ricostituire ed elevare il livello di conoscenze e competenze interne. Le imprese cercano ma non trovano laureati in indirizzo economico, nel campo dell’insegnamento e della formazione e nell’indirizzo chimico e farmaceutico. I diplomi più richiesti — e meno trovati — riguardano gli indirizzi tecnologico e tecnico-economico. Più la crisi morde e più la forchetta si allarga: la difficoltà di reperimento di questo tipo di figure è passata dal 21,5% di dicembre al 32,3% di gennaio. Non solo i lavoratori con i profili richiesti sono pochi — così dice il 20,6% del campione intervistato per il rapporto — ma nel 16,7% dei casi sono giudicati inadeguati e sottoqualificati. Le aziende fiorentine, soprattutto quelle manifatturiere, stanno cercando di migliorare le proprie capacità strategiche per ripartire e correre, ma si ritrovano zoppe.

«È un problema molto serio — aggiunge Salvini — Il mercato del lavoro chiede digitale, green, innovazione, capacità di coordinamento, ma la scuola non segue in tempo reale questa accelerazione. Come Camera di Commercio stiamo facendo tantissima attività di orientamento nelle scuole con il progetto Orientarsi al futuro, già sperimentato nel 2020: nel 2021 abbiamo in programma 390 seminari in 19 scuole superiori, grazie ad un lavoro fatto insieme al provveditorato, a tutti gli ordini professionali e tutte le categorie economiche. Ma questo non basta: il mercato del lavoro corre più velocemente della scuola, vanno adeguati i programmi di studio. I dati dicono chiaramente quali lavoratori servono, è urgente una regia nazionale per la revisione della formazione».

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